Sul New York Times si legge di un possibile e interessante accordo tra le autorità italiane per i beni culturali e il Metropolitan di New York.
Pare che l'Italia stia facendo pressioni per riottenere un vaso trafugato dalle necropoli etrusche del viterbese ed esposto per decenni dal Museo. L'accordo prevede: riconoscimento della proprietà italiana; concessione di un prestito a lungo termine dell'oggetto in contesa; rientro in patria dell'oggetto alla scadenza del termine; prestito di un altro oggetto di pari valore.
L'accordo è intelligente. L'Italia è riconosciuta madre delle opere e, alla lunga, le riporta a casa. Il museo non viene privato immediatamente di un reperto su cui fa leva (come nel caso del vaso estrusco per il Met) e in seguito ne ottiene uno di analogo valore per «tappare il buco».
Di questo accordo parla anche il Messaggero (edizione Marche) di ieri (qui, via Patrimonio Sos). Il pezzo, non firmato, parla anche della vicenda giudiziaria che riguarda Marion True e l'Italia, per alcuni reperti di cui si chiede il rientro. Tra questi, l'Atleta di Lisippo (foto), trafugato nel 1998 e al momento esposto al Getty Museum di Los Angeles.
Nel pezzo si legge che la crisi che attanaglia il Getty è anche la forza su cui l'Italia deve contare per riavere l'opera. La dichiarazione è attribuita a Giancarlo D'Anna, consigliere comunale di An a Fano.
Mi pare una dichiarazione decisamente infelice. La forza dell'Italia nel riavere i suoi reperti trafugati dovrebbe essere indipendente dalla debolezza di chi deve restituirli. E poi, quella dichiarazione vanifica il lavoro di Ugo Zottin e del suo nucleo dei Carabinieri per il recupero delle opere trafugate.
Lavoro quest'anno molto proficuo.






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